Domande e Risposte

Chiedi al Dr. D’Alessandro

Domanda

Buongiorno, vorrei chiederle se secondo lei la stanchezza cronica accompagnata da pressione alta (massima 140 e minima 100) può provocare attacchi di panico o se comunque alla base deve esserci un trauma. La ringrazio per l’attenzione

Risposta

” Alla base dell’attacco di panico non deve esservi necessariamente un trauma, nell’accezione che siamo soliti attribuire a tale termine. In termini psicoanalitici un trauma è tale anche e soprattutto se il soggetto non ne è a conoscenza. La pressione alta può essere uno dei tanti effetti di un’ansia anche latente, che quindi si accompagna agli attacchi di panico, oppure ne fa da catalizzatore, ma una risposta più tecnica alla sua domanda può essere fatta in ambito medico, piuttosto che psicologico. “


 

Domanda

Gent.mo Dott. D’Alessandro, ho una domanda che riguarda il panico, vissuto da un familiare. In particolare io mi trovo nella condizione di dover sopportare mia moglie, che è essenzialmente una donna debole, che non riesce a superare gli attacchi di panico, mentre io che ne ho sofferto alcuni anni or sono, sono riuscito a superarli con la sola forza di volontà. La domanda è la seguente: più che una psicoterapia, mia moglie avrebbe bisogno di affrontare una volta per tutte le sue paure e forzarsi, oppure continuare a evitare tutto ciò che la terrorizza? Grazie. Tommaso.

Risposta

” Caro Tommaso, non pensi neppure per un istante che, siccome lei ha vissuto una forma di attacchi di panico, lei sappia cosa prova sua moglie. Un’esperienza come questa è unica per ciascun soggetto e non è una questione di mera forza interiore, uscirne da soli oppure no. Quello che prova sua moglie può saperlo soltanto lei. La psicoterapia, comunque, ha spesso il risultato di fortificare il soggetto, mentre si occupa di far guarire il soggetto dagli attacchi di panico. “


 

Domanda

Gentile Dottor D’Alessandro, sono una ragazza di 26 anni e quattro anni fa ho avuto il mio primo attacco di panico. Il disturbo si è poi protratto per quasi due anni. In quel lasso di tempo non sono mai ricorsa all’uso di farmaci mirati, né all’omeopatia. Semplicemente ho messo in discussione tutta la mia vita: dalla mia personalità, all’ambiente che mi circondava fino alle paure più recondite. Gli stessi attacchi di panico erano per me oggetto d’esame. Intorno all’età di 24 anni il disturbo era regredito del tutto. Ora, da circa 3 mesi ed in concomitanza di una vita piuttosto frenetica ed impegnativa, sono tornati. Vorrei sapere se è poi così importante venire a conoscenza del motivo per il quale ho delle recidive, non potrei semplicemente curarmi? Rispetto ad una terapia di tipo cognitivo-comportamentale, che vantaggi ha la psicoterapia? Ci sono degli studi che evidenziano che tramite la psicoanalisi c’è un’effettiva guarigione da questo disturbo, rispetto ad altre tecniche “palliative”? Il mio timore è quello di passare una vita alla ricerca di potenziali traumi nel mio passato, senza magari concentrarmi sull’eliminazione definitiva di questo problema!! Grazie per l’attenzione. Alice

Risposta

” Cara Alice, per poterle rispondere bisogna chiarire prima alcuni punti. La terapia cognitivo-comportamentale è una psicoterapia, che ha come obiettivo quello di guarire il sintomo, senza indagare le cause di quest’ultimo. Questa è una psicoterapia di tipo breve. Secondo diverse scuole di pensiero di stampo psicoanalitico, la psicoterapia breve può avere effetti di debellare il sintomo, ma solo temporaneamente, cioè finché circostanze della vita non fanno aumentare lo stress e riportano a galla l’angoscia. Sempre in quest’ottica, indagare le cause del sintomo significa curarlo definitivamente, sebbene con un percorso più lungo, come quello della psicoanalisi, rispetto alle cosiddette psicoterapie brevi, come, appunto, la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Quindi per rispondere alla sua domanda le dico che, secondo la mia esperienza, l’unico modo di curare definitivamente gli attacchi di panico, è proprio indagarne le cause, per esempio con un percorso psicoanalitico, piuttosto che concentrarsi sull’eliminazione del sintomo (che, per quanto sembri strano, non è mai il vero problema che ha il soggetto). Secondo la mia esperienza, tuttavia un approccio non esclude l’altro, per cui è sempre possibile fare un percorso articolato, concentrandosi prima sul sintomo e in un secondo tempo sulle cause che lo generano. “


 

Domanda

Le crisi di panico variano da persona a persona, quindi anche il tipo di dolore fisico che si prova cambia o e uguale per tutti?

Risposta

” Durante un attacco di panico è possibile avere anche dolore fisico. Non esiste un unico luogo, nel corpo in cui si può provare, ma naturalmente ci sono delle statistiche. Tende a localizzarsi principalmente in spasmi nel torace o nell’addome, soprattutto intorno al cuore o allo stomaco e all’intestino, ma anche altrove. “


 

Domanda

Perché si ha la paura incontrollata di morire durante un attacco di panico? Non esiste un sistema mentale per bloccare questo stato? È terribile quando si prova…

Risposta

” Il motivo per cui si può avere paura di morire durante un attacco di panico varia da soggetto a soggetto, ma è sicuramente da iscrivere all’angoscia che assurge a livelli non tollerabili dal soggetto. Esistono moltissime tecniche “mentali” per bloccare questa paura e, anche in questo caso, occorre applicare quella giusta che varia da soggetto a soggetto. “


 

Domanda

Buona sera Dr. D’Alessandro, mi chiamo Giusy B, ho 27 anni, faccio la commessa e da 2 settimane vivo in stato ansioso. Tutto è nato da una seduta al solarium (13 minuti)… Mi sentivo svenire e sudavo freddo e volevo uscirne… Credevo fosse un calo di pressione, poi ho iniziato con la paura di viaggiare in auto ed aereo, mi disturba la folla, piango per la paura di morire… Ho sempre la testa pesante e gli occhi tristi… I medici ritengono sia causa della sindrome HWS (cervicale) risolvibile con terapia ortopedica… La pensa anche lei così o crede sia invece dovuto ad un attacco di panico? Dovrei rivolgermi ad uno psicologo? Grazie! Giusy

Risposta

” Cara Giusy, i medici solitamente sono in grado di diagnosticare facilmente un attacco di panico, dopo che hanno effettuato i controlli del caso. Se non ha dei motivi particolari per dubitare della correttezza della diagnosi, secondo me dovrebbe affidarsi al giudizio di chi le ha detto della cervicale. Mi sembra evidente, però, che contemporaneamente, in seguito a quell’episodio durante la seduta nel solarium, è venuta a galla dell’angoscia che prima era latente, per cui a questo punto potrebbe prendere in considerazione una terapia psicologica, senza trascurare la terapia medica suggerita nel suo caso. “


 

Domanda

Salve Dr. D’Alessandro, leggevo il suo blog e devo dire che quello che vi è riportato rispecchia il vero… ma volevo chiederle, secondo lei gli attacchi di panico e l’ansia si posso risolvere anche con la medicina cinese? Più precisamente con l’agopuntura e erbe naturali? Grazie. Antonio

Risposta

” Caro Antonio, diversi soggetti riportano benefici, ma solo temporanei, con l’uso delle tecniche da lei menzionate, che vengono definite, appunto, palliative. Quindi ben vengano per l’emergenza e, soprattutto, in attesa di cure più efficaci come, appunto, la psicoterapia. “


 

Domanda

Gentile dottor D’Alessandro, si può morire di attacco di panico? Perché io quando ho avuto il primo attacco di panico pensavo che stavo per morire, non potevo respirare sentivo che il cuore mi scoppiava sentivo proprio che non avevo modo di uscirne…

Risposta

” No, di attacco di panico non si muore. Purché sia effettivamente tale. La sensazione che molti pazienti riportano, comunque, è proprio quella della sensazione di morte imminente. “


 

Domanda

Volevo fare un ringraziamento al dott. D’Alessandro per avermi aiutata a superare gli attacchi di panico che da anni mi rendevano la vita difficile arrivando alla fine a evitare di uscire da casa se non in compagnia e a vivere giorni d’inferno come in un incubo dal quale non ti svegli mai. Oggi, a distanza di tempo, mi sono riappropriata della mia vita, dei miei sogni, dei miei progetti e della voglia di vivere che tutti noi dovremmo avere. Fabiana

Risposta

” Grazie della testimonianza, ma ricordi che il merito è soprattutto suo… “


 

Domanda

Gentile dott. D’Alessandro, ho partorito da 3 mesi e da poco più di un mese sto assumendo farmaci per sindrome ansioso-deperessiva. In precedenza non avevo mai avuto attacchi di panico. Ultimamente, invece, ne ho già avuti 2 i quali stanno rendendo la mia vita sociale uno stress continuo anche per le cose più semplici. La mia domanda è: “Possibile che la gravidanza, la nascita di un figlio, siano la causa di tutto ciò?” Grazie. Eleonora

Risposta

” Cara Eleonora, senza entrare nel dettaglio delle cause, che sempre poggiano su basi soggettive, esiste sicuramente una componente ormonale che altera in maniera abbastanza profonda le percezioni e quindi, in definitiva, i pensieri. Tali ormoni servono per produrre quei cambiamenti importanti come la produzione di latte materno, riassestare il corpo dopo il parto, eccetera. Anche in gravidanza, per esempio si assiste ad una tendenza al pianto senza motivo. Come se non bastasse dal punto di vista psicologico le cose non vanno meglio, anzi! Una nuova responsabilità, immediatamente dopo il parto, in genere, si assiste ad una totale dipendenza della nuova creatura nei confronti della madre, per cui è questa l’unica persona (al mondo) che deve occuparsi a tempo pieno della cosa. E, in genere, questo significa anche una montagna di pannolini, veglie notturne, poco sonno in generale, spossatezza, disagio fisico di vario genere (se non vero e proprio dolore). Davanti ad un tale scenario l’esordio della depressione e della conseguente ansia (o viceversa altre volte) non è che la normale conseguenza, in molti casi. In caso di disturbo di panico preesistente è l’ansia che fa di nuovo capolino, di solito con rinnovata potenza. “


 

Domanda

Salve Dottore, sono una ragazza di 21 anni e il mio problema è cominciato più o meno 4 anni fa. Una sera dopo aver mangiato ho vomitato e da quella sera mangiare era diventato un incubo per me. Ho passato veramente 2 anni orribili. Poi il problema sono riusciuto a superarlo fino a quando una sera è successa la stessa cosa. Grazie al cielo ho imparato a convivere con questa paura stranissima di sentirmi male a causa del cibo e me la cavo abbastanza bene. L’unico problema è che ora che sono fidanzata tutte le volte che il mio ragazzo mi porta a cena fuori mi prendono degli attacchi di ansia assurdi, comincio a tremare ad avere delle nausee fortissime che mi portano ad avere sforzi di stomaco e mi sento la testa e il cuore scoppiare e non riesco a mangiare nulla per paura di rovinare tutto sentendomi male davanti a lui. Secondo Lei questo può essere ricollegato a un attacco di panico? Federica

Risposta

” Cara Federica, probabilmente qualcuno troverebbe una classificazione per il tuo disturbo perfetta dal punto di vista tassonomico, che potrebbe essere una fobia specifica per il cibo o per la nausea in sé, oppure un disturbo della condotta alimentare, o ancora altro. Dal punto di vista clinico però, al di là dell’aspetto simbolico che può essere utile esaminare, la fenomenologia del tuo disturbo è in tutto e per tutto affine al disturbo di panico, per cui, senza neanche guardare le classificazioni ufficiali, penso che si possa parlare di disturbo di panico (e trattarlo come tale). “


 

Domanda

Mio suocero soffre di attacchi di panico nella guida soprattutto nell’affrontare situazioni tipo ponti, curve, strade buie… nelle quali non riesce a vedere “oltre gli ostacoli” suddetti. Premetto che fino a qualche anno fa svolgeva l’attività di rappresentante per cui ha sempre guidato senza accusare nessun tipo di problema. Anni fa ha partecipato a terapie di gruppo con leggeri miglioramenti; successivamente ha effettuato delle sedute presso uno psicologo terminate quando lo stesso lo ha informato che, continuando, avrebbe potuto mettere in discussione il rapporto con la famiglia (a cui è molto legato). Può suggerirci come affrontare il problema […] Dio70m

Risposta

” Caro dio70m, il caso di suo suocero non è isolato. Non è infrequente trovare rappresentanti che sono abituati a fare centinaia di chilometri al giorno per anni, che sviluppano un qualche tipo di fobia connessa al viaggio o alla strada. I motivi possono essere simbolici, oppure il sintomo può rappresentare un bisogno di cambiamento, che si esplica impedendo alla persona di fare quello che ha sempre fatto. Naturalmente io non conosco il motivo per cui lo psicologo che aveva preso in cura suo suocero gli ha dato quell’informazione, ma probabilmente dipende da qualcosa che suo suocero ha rivelato allo psicologo ma di cui lei è all’oscuro. In ogni caso la cosa migliore che possa fare suo suocero è di ritornare da quello psicologo e dirgli esattamente quali sono le sue paure e discutere di quelle. “


 

Domanda

Ormai sono 8 anni che soffro di attacchi di panico, non sono mai riusciti a trovare una cura. Io ho 19 anni, vorrei prendere la patente ma ho paura di averne uno mentre guido… come posso fare? Laura

Risposta

” Cara Laura, si deve rivolgere ad uno psicoterapeuta. “


 

Domanda

Io ho paura di far del male a mia figlia. non ho nessun problema ho una casa bellissima,un marito affettuoso, un lavoro che mi soddisfa abbastanza, due genitori che mi stanno vicini, una situazione che molti mi invidierebbero!!! Ieri per la prima volta ho avuto, credo, un attacco di panico. Era da sola in casa con mia figlia la quale mi adora ed e’ molto brava ed ho cominciato ad aver paura di farle male. Ho chiamato subito mio marito e mia sorella e sono andata in pronto soccorso ma la’ non ho parlato con nessuno. Dopo due ore me ne sono andata a casa. Ho deciso comunque di parlare con qualcuno anche perchè questa cosa mi fa molta paura. Grazie saluti, Giulia

Risposta

” Cara Giulia, lei ha avuto una crisi di panico in cui ha sentito di poter perdere il controllo di sé e quindi di poter far del male, in conseguenza di ciò, a sua figlia (senza fantasie di violenza, ecc.)? Se è così posso forse rassicurarla sul fatto che questo è piuttosto comune tra coloro che soffrono di attacchi di panico. In verità l’attacco di panico è qualcosa che riguarda soltanto la realtà intrapsichica dell’individuo, non il suo comportamento esteriore. Quindi la sensazione di perdita di controllo durante quei momenti non è qualcosa di reale, di obiettivo. Al contrario è, appunto, soltanto una sensazione. La sua decisione di parlarne con qualcuno è comunque appropriata. “


 

Domanda

Buona sera Dottore, soffro di Attacchi di panico da circa 5 anni ma solo da qualche mese ho deciso di andare da una terapeuta. Aggiungo che mia madre soffriva di disturbo bipolare con manie fobico-ossessivo-compulsive e sono cresciuta con il terrore di avere i suoi stessi problemi. Secondo Lei devo aspettarmeli o guarirò? Mi risponda per favore, ho bisogno di maggiori certezze. Grazie mille. Adele

Risposta

” Cara Adele, se lei guarirà non può dirglielo neanche la sua terapeuta, in quanto tutto quello che le potrà dare sono statistiche sul disturbo di cui soffre, non certezze. Inoltre anche riguardo l’ereditarietà di certi disturbi come quelli da lei descritti non ci sono certezze, ma solo dati statistici. D’altronde, però, non vedo perché dovrebbe preoccuparsi di avere i disturbi di sua madre… Da un punto di vista statistico si può tranquillamente affermare che non avrà tali disturbi con un intervallo fiducia sicuramente significativo. “


 

Domanda

Gentile dottore, i miei primi attacchi di panico sono cominciati 7 anni fa. Ho fatto psicoterapia cognitivo comportamentale per 1 anno ed ho ottenuto dei buoni risultati… adesso però a distanza di 2 anni ho ricominciato ad avere le fobie che credevo di aver superato… sembra che il tutto non sia servito a niente ed ho una paura spietata di perdere la speranza di “guarire”. Tutto è tornato come prima ed io sto malissimo perché non riesco a trovare il coraggio di affrontare le mie paure. Aspetto con “ansia” una sua risposta. grazie. Stesi

Risposta

” Gentile Stesi, lei ha fatto un tipo di terapia che dichiaratamente tratta esclusivamente il sintomo, visto che la psicoterapia cognitivo-comportamentale è una terapia breve che ha tra i suoi assunti di base quello di consentire un ri-apprendimento delle modalità di affrontare le proprie sensazioni fisiche, i propri pensieri e l’interpretazione dei propri comportamenti. In un caso come il suo, questo approccio è esclusivamente mirato alla risoluzione del disturbo di panico e a (ri-)dotare il paziente delle capacità di gestire l’ansia, o di non farla venire. Le ragioni per cui lei è una persona ansiosa possono essere molto vari, e un approccio basato sulla risoluzione del sintomo potrebbe non aiutarla a rielaborare le cause che sottengono questa ansia. In pratica, può darsi che i motivi che hanno fatto sì che lei sette anni fa abbia sviluppato il disturbo di panico, siano ancora lì, pronti a causare nuovamente la stessa risposta disfunzionale. Non conoscendo la sua storia posso solo parlare in generale e, in un caso come il suo, immagino che ci sia stato un evento a scatenare il primo attacco di panico. Evidentemente con la terapia sintomatologica ha risolto per uno-due anni finché, forse, non è successo qualcos’altro, un altro evento che ha scatenato la recidiva. A questo punto le sembra che tutto sia tornato come prima, e si capisce che lei abbia meno fiducia nella terapia che ha intrapreso ma a tutti gli effetti quella psicoterapia è stata un successo. Anche se dopo due anni è ritornato il sintomo. La sua terapia breve ha funzionato e visto che per due anni non ha avuto altri problemi perché non riandare da quello stesso psicoterapeuta? Questa volta, probabilmente, gli obiettivi che intraprendereste sarebbero diversi, lei potrebbe analizzare meglio quali sono le sue risposte in termini di comportamento appreso e infine potrebbe non ricadere più nei tranelli dell’ansia. “


 

Domanda

Buongiorno dott. D’Alessandro, sono una ragazza di 25 anni. 4 anni fa ho sofferto di attacchi di panico, in realta mi sono venuti solo 5 volte e ho seguito una cura per quasi 1 anno con x***… Ormai non avevo piu paura nemmeno di dormire da sola o guidare la macchina… cose impensabili 4 anni fa… Il problema è che a giugno dovro prendere l’aereo e la cosa mi terrorizza anche perché ho saputo che le hostess non possono fare nulla. la settimana scorsa mentre guidavo, prima di entrare in galleria è tornato… ho chiamato il mio ragazzo, mi sono tranquillizzata e ho continuato a portare la macchina, per fortuna… quello che le chiedo è se secondo Lei prendendo un farmaco posso affrontare il viaggio serenemente… la mia paura piu grande è quella di sentirmi male sull’aereo e NESSUNO MI POTRA AIUTARE LI SOPRA… ringrazio anticipatamente e Le auguro buon lavoro. Simona

Risposta

” Cara Simona, lei sembra essere una di quelle (poche) persone che trae beneficio da una cura di soli farmaci. Quattro anni fa ha avuto 5 attacchi di panico e dopo un anno di ansiolitici le sono passati. Ora però ne è ritornato uno prima di entrare in galleria e lei è preoccupata perché deve prendere l’aereo… Non so, ma forse il farmaco su di lei ha effettivamente il potere di tranquillizzarla, e almeno per la contingenza dell’aereo potrebbe proteggerla dall’ansia. Questo però non toglie il fatto che se trattato solo con farmaci il disturbo di panico, prima o poi, se le circostanze della vita lo permettono, ritorna. È solo la psicoterapia, con la sua azione su tutto l’individuo, sulle sue risorse che è in grado di risolvere il problema alla radice, cioè alle cause che provocano gli attacchi. “


 

Domanda

Caro dottore soffro di attacchi di panico da circa 4 mesi (circa 3 attacchi) e da circa 1 mese sono in psicoterapia. Attualmente sto seguendo con il mio psicoterapeuta il training autogeno per il rilassamento. la mia domanda e’: questa terapia sara’ utile per superare o almeno riuscire a controllare senza essere limitato nella vita i miei attacchi di panico? Considerando che ho deciso di affrontare il problema all’insorgere dello stesso quando puo’ durare all’incirca la terapia? La ringrazio in anticipo per la risposta. Cordiali saluti. Tanino.

Risposta

” Caro Tanino, la prima cosa che mi viene in mente è che dovrebbe cercare di avere fiducia nel suo terapeuta, altrimenti che ci va a fare? Questo implica anche il fatto che se lui ha deciso per il training autogeno, e lei ha accettato di provare, tanto vale chiedere a lui quando ci saranno risultati, e in quale misura. “


 

Domanda

Ho 30 anni e un anno dopo la nascita di mia figlia mi è comparso il primo attacco di panico. sono due anni che non vivo più, ho smesso di bere caffè e di fumare per ridurre la tachicardia…. ma addirittura a volte mi vengono mentre dormo..per non parlare se c’è vento. come posso riavere la mia vita? grazie Desby373

Risposta

” Cara desbi373, come può riavere la sua vita? Può provare con la psicoterapia.. “


 

Domanda

Gentile Dottore, il mio primo attacco di panico è stato 3 anni fa, e si sono ripetuti raramente, dipendi dai periodi… la cosa che piu’ mi ha destabilizzata, è che io sono sempre stata una persona molto forte caratterialmente,e adesso mi ritrovo con una paura addosso… che a volte non sopporto, mi irrita,mi fa stare male..cerco di reagire esco, cerco di stare tra la gente il piu’ possibile, perchè non riesco a stare da sola, cosa posso fare??? Lizzy

Risposta

” Cara Lizzy, quello che può fare è a psicoterapia… “


 

Domanda

Gent.mo Dott. D’alessandro, premettendo che sono un soggetto ansioso ed ho sofferto di attacchi di panico per circa due anni ma a fasi alterne, adesso il mio problema è che sono afflitto da extrasistoli a volte anche molto frequenti. Ovviamente ho fatto ripetutamente tutti gli accertamenti del caso e la risposta è sempre la stessa. Ho un cuore sanissimo e le extrasistoli sono di natura psicologica. Vorrei sapere se lei può trattare anche questo tipo di disturbi perchè sono assolutamente intenzionato e convinto a LIBERARMENE DEFINITIVAMENTE, visto che spesso sono state proprio le extrasistoli a provocarmi soprattutto quando mi trovavo lontano da casa l’insorgere degli attacchi di panico. La ringrazio anticipatamente per la risposta che cortesemente vorrà darmi. Massimo

Risposta

” lei mi chiede se è possibile eliminare le extrasistole (che sono contrazioni che avvengono prima o dopo il normale battito cardiaco) perché le hanno detto che sono di natura psicogena, ma forse potrebbe vedere il problema anche da un’altra angolazione. In effetti le extrasistole, di tanto in tanto, le possono avere tutti. Solo che di solito questo non costituisce un problema: la persona ne prende atto, o non se ne accorge proprio, forse fa un colpo di tosse o si ferma un attimo e subito dopo continua a fare quello che stava facendo. Il problema nasce dall’interpretazione di quel segnale (l’extrasistole) e dalla sua associazione con l’attacco, non dal segnale in se. La natura psicologica del fenomeno invece è da imputare al fatto che come sempre nei disturbi d’ansia e di panico in particolare, temere una reazione del proprio corpo contribuisce a far sì che questa avvenga. In altre parole invece di pensare che dovrebbe eliminare definitivamente le extrasistole, dovrebbe cercare di eliminarne l’ansia associata. Ed è così che poi potrà eliminare anche le extrasistole. “


 

Domanda

Sono ricaduto dopo circa 4 anni in attacchi di panico. Ho sudorazioni improvvise, tachicardia, evito di andare in luoghi dove a mio parere potrei avere attacchi, evito situazioni dove ho gia avuto attacchi. Ho una vita limitata e di questo soffro tremendamente. Mi sono rivolto al mio medico e lui mi ha consigliato un farmaco pari a quello che ho preso 4 anni fa, senza avere sedute e incontri con psicoterapeuti. Sono 4 giorni che stò prendendo il farmaco ma non mi sento bene. Che devo fare? Vorrei un consiglio da lei. Riccardo

Risposta

” Caro Riccardo, devo darle la risposta, un po’ scontata, di andare da uno psicoterapeuta. Non ho ben capito se il suo medico non l’ha consigliata se andare o no in psicoterapia oppure se l’ha consigliata di non andare, ma la mia risposta non cambia: gli attacchi di panico passano solo con la psicoterapia (abbinata o no alla terapia farmacologica), almeno per la maggior parte delle persone. “


 

Domanda

Gentile Dottor D’Alessandro, vivo da ormai vent’anni di ansia, depressione e attacchi di panico. Sono stato in cura all’inizio da un neurologo, poi per un anno da uno psicologo, e non avendo risolto il problema non so più a chi rivolgermi. La persona che credo mi abbia portato in questo tunnel è stata una psicologa di un consultorio familiare, perchè all’ inizio ho avuto delle crisi d’ ansia poi tramite un’ amica che studiava psicologia a Roma mi consigliò di andare da uno psicologo. La prima volta che ebbi la prima crisi d’ ansia mi trovavo sul posto di lavoro ed era un periodo molto stressante, facevo molti straordinari perchè mancava un collega nel mio reparto, e dopo circa tredici ore di lavoro consecutive mi andai a prendere un caffè a stomaco vuoto, dopo circa dieci minuti sentivo che i battiti del cuore aumentavano, mi mancava il respiro e mi girava la testa, andai subito dal capo fabbrica e gli dissi che volevo andare a casa perchè non mi sentivo bene. Neanche dopo cinque minuti mi venne un tremolio ai muscoli delle gambe e un formicolio alle punte delle dita e mi si erano irrigiditi i muscoli delle gambe, cosi’ mi portarono subito in ospedale.I dottori del Pronto Soccorso mi dissero che era dovuto allo stress e mi diedero dieci giorni di riposo. Dopo circa due mesi andai da questa psicologa, gli raccontai ciò che mi era successo e lei mi rispose che non potevo fare più quel tipo di lavoro altrimenti avrei rischiato un ictus,un infarto.Poi mifissò un appuntamento dopo circa tre mesi, uscendo dallo studio dentro di me pensai a tutte quelle cose che mi aveva detto la Dottoressa, e da li’ per strada scattò il mio primo attacco di panico. E ad oggi pur essendo cosciente che ho un blocco psicologico dovuto a tutte quelle cose che mi disse la Dottoressa no ne sono uscito più fuori. Da quel giorno la mia vita è cambiata, non guido più da solo, non mi allontano più da casa la mia vita è un inferno, per me e per chi mi sta intorno(sono sposato e ho due figli). Gentile Dottore volevo sapere da lei se un giorno ne uscirò fuori e come.Vorrei tanto venire da lei ma con questi miei problemi non riesco a muovermi per tratti cosi lunghi. La ringrazio per una sua eventuale risposta. Antonio

Risposta

” Caro Antonio, non so dirle se ne uscirà mai, perché non so dirle se troverà il coraggio di mettersi in gioco una volta di più. Non posso scrivere parole che possano convincerla a fare alcunché, per cui posso ribadire sempre la solita, monotona, risposta. Se riuscirà andare in psicoterapia, almeno quel tanto che basta per trovare quella giusta, allora ne uscirà. Altrimenti dovrà conviverci. “


 

Domanda

Salve gentile dottore, volevo chiederle una cosa perchè mi trovo in una situazione un po’ delicata…ho un’ amica che chiamerò Laura che sono convinto soffra di attacchi di panico. Non ho assistito direttamente ad uno di questi ma altre mie amiche si, ed ora ha tantissimi strascichi di questo fatto, solo che non posso fare molto direttamente perchè si è praticamente chiusa in casa. Ha difficoltà addirittura ad andare a scuola la mattina spesso (ha 17 anni). Il problema è che si vuol convincere forse di non avere nulla. Come posso fare per farla rivolgere direttamente a qualcuno qualificato? c’è un sistema? Io non so come fare per aiutarla…. Grazie per la risposta Leonardo

Risposta

” Caro Leonardo, non credo che sia possibile rispondere direttamente ad una domanda come questa. Ci sono troppi fattori in gioco. Mi sembra un po’ come convincere qualcuno in generale. In giro di tanto in tanto si vedono libri su come convincere le persone, come vendere, ecc. ma non credo in un approccio uguale per tutti, e la scientificità di quei libri molto spesso lascia un po’ a desiderare. Bisognerebbe capire un po’ meglio Laura di cosa ha paura, esattamente. Può darsi che non voglia dipendere dagli altri, può darsi che, come sottolineava lei, tema semplicemente che chiedendo aiuto esplicitamente consolidi e ufficializzi la sua malattia, e che da quel momento in poi lei è “malata”. In effetti la prima cosa che spesso in psicoterapia il paziente fa è quella di accettare lo stato delle cose anche, in una prima fase, di capire che non è riuscito a fare nulla per cambiare le cose, e che se il suo comportamento non cambia, il sintomo non passa da solo. In molti casi questa consapevolezza, da sola, è sufficiente a consentire l’avvio di una buona terapia. “


 

Domanda

Puo’ capitare che gli attacchi di panico, dopo l’insorgere del primo in maniera lieve venga a distanza di pochi giorni in maniera piu’ forte?

Risposta

” Cara Stefania, penso di sì, forse è anche più comune dell’esordio forte seguito da attacchi deboli. Anche perché se il primo è lieve di solito non si mette affatto in relazione con gli altri più forti, perché si può non riconoscere come attacco. Stefania “


 

Domanda

Gentile Dottore, ho avuto il primo attacco di panico circa 2 anni fà, e da li ne ho avuti altri nei seguenti 6 mesi, in quel periodo attribuivo quel disturbo ad un momento molto stressante, sono cessati immediatamente quando ho conosciuto una donna di Milano, essendo di Roma, mi sono traserito nella sua città per poter starle vicino, lì ho affittato casa dove convivevo ed ho cominciato a lavorare, stavo bene! purtroppo la relazione è terminata e mi sono visto costretto a tornare nella mia città circa 3 settimane fà, sabato scorso ho avuto un altro attacco di panico, molto lungo, durato almeno 2 ore! inutile dire che mi sono spaventato, da quando sono tornato a Roma soffro d’insonnia, sono sempre in tensione, ho dei giramenti di testa… secondo Lei dovrei chiedere l’aiuto di uno specialista o può essere una fase transitoria? Grazie! Marco

Risposta

” Caro Marco, lei ha avuto un numero di attacchi tale, in un periodo di tempo tale, che secondo il manuale diagnostico fa di lei una persona che soffre di disturbo di panico. Ciononostante, secondo me non è tanto importante il fatto che questi attacchi si siano susseguiti, quanto il fatto che sembra che dipendano da fattori indipendenti dalla paura del prossimo attacco. Nella fattispecie sembra che lei abbia imparato a reagire ai problemi, alle insoddisfazioni, alle separazioni, con gli attacchi. Comunque, anche se non soffre di disturbo di panico, questo non esclude che potrebbe trovare beneficio da una psicoterapia per risolvere i problemi scaturiti dalle separazioni, di cui ha scritto. “


 

Domanda

Conosco una ragazza che ha questi attacchi di panico, come devo comportarmi in quel momento, lei mi chiama, mi manda messaggi in continuazione, e non so cosa fare… Enzo

Risposta

” Caro Enzo, credo che questa ragazza che conosci ti mandi sms nel momento del panico forse semplicemente perché cerca una distrazione, in quel preciso momento, che possa farla uscire dallo stato ansioso. Nella maggior parte dei casi è un rimedio automatico di coloro che soffrono di questo disturbo, quello di riuscire a interrompere la propria attenzione verso se stessi e a dirottarla verso qualcos’altro. Molto spesso chi soffre di attacchi di panico cerca proprio di fare telefonate, chiacchierare con qualcuno, mandare e ricevere SMS, nel momento immediatamente precedente alla crisi, per cercare di evitarla. Quindi forse potresti semplicemente risponderle, magari parlandole d’altro… Sempre che la tua amica non preferisca essere consolata (vedi altra risposta). “


 

Domanda

Ma è vero che gli attacchi di panico avvengono ad una persona su tre? Piero

Risposta

” Caro Piero, si, è vero. Una persona su tre ha avuto almeno un attacco di panico nell’arco della vita, nella maggior parte dei casi senza sviluppare il disturbo di panico vero e proprio. È la paura del prossimo attacco a scatenare il disturbo di panico vero e proprio. “


 

Domanda

Buongiorno Dottore, avrei bisogno di un consiglio. Una mia amica ultimamente ha avuto 2 attacchi di panico, se le dovesse capitare quando siamo insieme cosa devo fare? e cosa nn devo fare?? Grazie e buon lavoro. Subbuglio81

Risposta

” Caro subbuglio81, la sorprenderà, forse, ma la cosa migliore è chiederlo alla sua amica. Nella mia esperienza ho visto fondamentalmente due categorie di preferenze. Ci sono le persone che vogliono essere accudite e confortate (anche con un abbraccio, a volte), e persone che vogliono essere “spronate”, cioè minimizzando senza concedere spazio alla defiance dell’altro. Una terza categoria di comportamenti, poi potrebbe essere utile o disutile a seconda del fatto se si è intrapresa una terapia psicologica o no, ad esempio, e quali sono i termini a cui aderire nel caso. In sostanza si tratta di decidere se attuare o non attuare una distrazione. “


 

Domanda

Gentile dottore, sono una ragazza di 30 anni, soffro di dap da 6 anni, in questi 6 anni, sono andata avanti facendo psicoterapia per 3 anni e mezzo (ora non più) e uso di psicofarmaci (prima sereupin, ecc, ora anafranil). Attualmente ho una vita quasi normale, ma ho il terrore di smettere la cura per paura di un ritorno dei sintomi. Che cosa mi consiglia? Perchè ho il desiderio di avere un figlio, ma assumendo psicofarmaci non posso. Distinti saluti. Florinda

Risposta

” Cara Florinda, la cosa migliore che possa consigliarle è di trovare uno psicoterapeuta (forse un altro?) e ricominciare la psicoterapia. In questo modo potrà gradualmente sospendere i farmaci, facendosi seguire anche dal medico che glieli ha prescritti. Il fatto che in tre anni e mezzo il sintomo non sia passato non significa necessariamente che la psicoterapia non abbia fatto effetto. D’altro canto potrebbe anche essere che le serve un altro tipo di psicoterapia… Solo provando ancora sarà in grado di trovare una cura. “


 

Domanda

Buongiorno Dr. D’Alessandro, mi chiamo Maria ho 28 anni e soffro di attacchi di panico da circa 1 anno…per me è terribile essendo una persona vivace dinamica e sempre in movimento!!! Sinceramente non volevo ricorrere allo psicologo però voglio guarire e voglio non aver più paura della paura di avere un altro attacco. Sta diventando una situazione insopportabile per me, tra l’altro da qualche tempo mi si presentano circa 2 volte al mese. Mi può dare un consiglio e dirmi se la frequenza è tale da iniziare una terapia non con medicinali ma con lei per es.? Grazie mille Maria

Risposta

” Cara Maria, a volte le persone vanno in terapia dopo un unico attacco di panico. A volte vanno in terapia dopo anni di continui attacchi. In realtà l’unica discriminante dovrebbe essere la quantità di disagio che si è disposti a sopportare. E il disagio è sempre soggettivo. In generale vale la regola che prima si comincia a curare, il disturbo di panico, meno durerà la terapia. “


 

Domanda

Egregio Dr. D’Alessandro, il mio fidanzato soffre di attacchi di panico da 5/6 anni, non c’è un momento in particolare in cui si manifestano questi attacchi. Può passare un mese e non avere niente e poi magari in una settimana averne 3. Non è facile per me stargli vicino perchè quando sta male difficilmente me lo concede. Da un anno è in cura da una psicologa con la quale parla una volta la settimana, prende dei farmaci (abbastanza forti), in più 2 mesi fa l’ho convinto ad andare da un medico omeopata che conosco e so essere una persona molto seria, il quale gli ha dato una cura che lui segue alla lettera… il problema è che la situazione nn cambia. La mia domanda è questa, come mi devo comportare io? Certe volte mi arrabbio perchè mi sembra che non reagisca, mentre io sono una persona che non si perde mai d’animo, però so di sbagliare e vorrei sapere qual’è la cosa giusta da fare. Tutti dicono che dagli attacchi di panico si guarisce ma non ho ancora sentito nessuno dire esattamente che cosa bisogna fare e ciò che ha fatto il mio ragazzo in questi anni mi sembra francamente non sia servito a nulla. La ringrazio molto se mi vorrà rispondere. Cordiali saluti, Barbara.

Risposta

” Cara Barbara, la questione che pone è complessa. Da una parte potrei risponderle che deve avere pazienza col suo fidanzato, con la sua psicoterapia, con la sua “autonomia” nel momento della crisi. Dall’altra mi rendo conto che lei è abituata a prendere le situazioni di petto e a mantenere il controllo, per quanto è possibile, e questa situazione forse la spiazza. Su una cosa comunque ha pienamente ragione: tutti dicono che si guarisce, ma poi in concreto non tutte le terapie funzionano nei modi e nei tempi che ci si aspetta. Nel caso del suo fidanzato, tuttavia, se è da sei anni che impara ad avere gli attacchi, può darsi che uno sia poco per imparare a non averli (prendendo in considerazione solo un aspetto del problema). “