La Psicoterapia

La mia Psicoterapia in due fasi può essere svolta in una, due o tre sedute settimanali. Dopo un numero limitato di sedute di inquadramento clinico si pianificano la prima fase, quella in cui si lavora sul sintomo, e la seconda fase, quella in cui si lavora sulle cause.

Corso Privato - Ansia e Attacchi di Panico

Si tratta di un corso individuale intensivo delle tecniche sulla gestione dell'ansia, tenute da me e tagliate su misura del soggetto. A metà strada tra una seduta di psicoterapia breve e un coaching psicoterapeutico.

L’ ansia è uno stato fisiologico in cui ci si sente preoccupati di cose diverse che, a volte, neanche si conoscono.

Okay, mi rendo conto di dover dare un paio di spiegazioni. Prima di tutto sul fatto che l’ansia sia un fatto fisiologico, non psicologico, ma a questo ci arriviamo. Poi sul fatto che si dovrebbe essere preoccupati di cose che non si conoscono. Va bene, un passo per volta.

L’ansia è uno stato fisiologico

Dal punto di vista fisiologico quello che succede è che quando il corpo si prepara per affrontare uno stato di stress, mette in atto una serie di contromisure atte a fornire rapidamente energia e attenzione necessaria ad affrontare il momento. Quindi il sistema del cervello che si occupa di questo, che è la parte più antica del cervello, quindi la parte meno evoluta, secerne, indirettamente, un particolare ormone che, automaticamente, in un colpo solo prepara varie componenti del corpo al pericolo.

Le pupille si dilatano per allargare il più possibile il campo visivo ed essere più pronti a captare tutti i movimenti nell’ambiente circostante, il cuore comincia a battere sempre più velocemente, mentre nello stesso tempo i vasi sanguigni della periferia, mani e piedi, per primi, si contraggono, per consentire alla pressione sanguigna di aumentare e far sì che tutto il sangue debba concentrarsi sui muscoli così i muscoli che vengono così irrorati di sangue. Anche dalle viscere il sangue viene dirottato, sempre per permettere a questo di confluire nei muscoli, cioè dove serve in un momento di pericolo. Questo a sua volta si traduce nello svuotamento fisico di stomaco e intestini di materiale non ancora digerito o espulso.

Ho menzionato il cervello più antico, sopra, perché volevo precisare che è quello che abbiamo in comune con gli animali: non solo le scimmie, ma anche gli altri mammiferi, grandi e piccoli, e perfino i rettili. Qualcuno chiama il sistema limbico-talamico cervello rettileo.

Il quadro fisiologico che ho descritto poco fa è uno scenario abbastanza sensato per un pericolo, soprattutto se ci si trova in natura, e non si hanno problemi ad evacuare immediatamente o a vomitare il pasto in qualsiasi posto in cui ci si trova se si viene sorpresi da un predatore o un nemico che sta per attaccarci.

Nella nostra civiltà evoluta, però, portarci dietro questo cervello da lucertola non è certo l’ideale.

Un altro livello di problematicità risiede nella nostra superiore capacità mentale, rispetto agli animali. Noi siamo dotati di pensiero astratto, capacità simbolica, linguaggio. Questo ci ha permesso nei secoli di comunicare fra noi, costruire ponti e cellulari, e gioire anche per questo, perché tutto è connesso nel nostro cervello. Filtriamo le informazioni come pericolose o innocue in base alla nostra capacità di giudizio e alla nostra memoria, poi reagiamo come tutti gli altri animali. Questo può anche essere molto utile, per esempio, capire tramite deduzione che un certo orso scappato dallo zoo deve essere nei paraggi, ed essere pronti alla fuga grazie alla paura così generata può salvarci la vita.

Nella nostra società, però, sono tante le cose che possono provocare la risposta fisiologica che ho descritto prima, contrattempi, ritardi, nervosismi. Ci sono buone probabilità che in una normale giornata lavorativa in una grande città come Roma, arriviamo a casa con un bel po’ di nervosismo. Il corpo viene dunque sollecitato a produrre una risposta di allarme così spesso che lo stato fisiologico diventa costante. In questo caso si parla di stress.

Ci si sente preoccupati di cose che, a volte, neanche si conoscono

Per esempio se mi sento preoccupato di andare in macchina, potrei anche non sapere esattamente perché lo sono. Forse, se ci penso su per un po’ di tempo, potrei cominciare a rispondermi cose tipo: “se mi sento male non c’è nessuno che mi soccorre”, oppure, “se ho voglia di scappare dalla macchina e c’è troppo traffico non posso accostare e andarmene a piedi, o cambiare strada”. Col tempo avrò fatto mie queste spiegazioni e sarò in grado di rispondere nello stesso modo a chiunque altro.

Ma l’ansia spesso muta forma o, meglio, oggetto, per cui se oggi mi sento preoccupato solo di andare in macchina, mentre parto tranquillamente in aereo, domani potrei essere preoccupato di andare in vacanza in un posto nuovo, e l’idea di prendere l’aereo mi rende nervoso. Allora dovrò ricorrere a nuove spiegazioni, che dovrò costruire facendo ricorso sia alla ragione che alla creatività. Per esempio se per la macchina mi ero dato la spiegazione di essere solo, in aereo la preoccupazione potrebbe essere quella che l’aereo precipiti, oppure mi racconto che non ho paura di questo ma solo di avere l’ansia una volta a bordo. Quale che sia spiegazione che riesco a darmi, a lungo andare, con un buon livello di introspezione, ci si renderà conto che ci deve essere una spiegazione più semplice, ma nello stesso tempo più difficile da utilizzare ai fini della risoluzione dell’ansia. L’ansia, questo stato fisiologico, viene creata e sostenuta da un altro stato d’animo, totalmente psicologico, che chiamiamo angoscia.

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Psicologo - Psicoterapeuta

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