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Ansia: Gli effetti nascosti dei disturbi d’ansia

Tabella dei Contenuti

L'ansia e suoi disturbi

L’ansia è una sensazione di preoccupazione o nervosismo. Può essere cronica, il che significa che dura per molto tempo ed è molto intensa, mentre potrebbe anche arrivare solo in episodi come gli attacchi di panico.

Praticamente è una paura, ma senza un oggetto specifico. L’ansia è la paura della paura stessa. Un po’ quello che avviene negli attacchi di panico, ma in maniera più diluita.

L’ansia da prestazione è la preoccupazione di essere giudicati dagli altri mentre svolgiamo qualche compito come fare un discorso, prendere una decisione importante, sostenere un esame o fare sport.

Tra questi tipi di ansia, uno molto comune è l’ansia da prestazione sessuale. In questi casi, una persona può provare ansia quando crede che le sue capacità sessuali siano giudicate dagli altri. Un uomo può essere incapace di mantenere un’erezione durante l’atto sessuale o con l’eiaculazione precoce, per esempio..

Gli effetti di questo particolare problema psicologico possono ricadere anche in altre aree della vita della persona. Per esempio, se un uomo ha un problema con l’erezione potrebbe sentirsi meno uomo e questo, a sua volta, potrebbe influire su come si sente in altre aree come il lavoro o le relazioni con gli altri.

Molte persone sono oppresse da pensieri eccessivi di ansia da prestazione. Sia le donne che gli uomini devono affrontano la paura di essere giudicati dagli altri quando devono svolgere compiti come tenere un discorso, prendere una decisione importante, sostenere un esame o partecipare a una competizione sportiva. Temono che saranno criticati per i loro fallimenti.

Per molte persone anche gli incontri sessuali possono provocare sintomi ansiosi, proprio per la paura di essere giudicati dal partner in base alle proprie capacità sessuali. In questo caso si parla di ansia da prestazione sessuale e, sebbene possa essere un problema per entrambi i generi, colpisce in prevalenza gli uomini.

L’erezione, negli uomini, è una parte molto importante del sesso e della felicità in generale. Problemi come l’eiaculazione precoce o l’incapacità di mantenere l’erezione possono avere effetti negativi sulla vita al di fuori della camera da letto, compreso il modo in cui si sentono sul lavoro o nelle relazioni con gli altri.

Attacchi di panico

Attacchi di panico

Questi attacchi, detti anche attacchi d’ansia, sono sensazioni improvvise di paura intensa che possono essere completamente slegate dalla situazione attuale della persona o dall’ambiente circostante, per esempio durante una riunione con il proprio capo.

L’attacco è solitamente accompagnato da sintomi fisici come vertigini, un battito cardiaco accelerato, dolore al petto e mancanza di respiro.

Le principali differenze rispetto alla semplice ansia è che il fenomeno è tutto concentrato in determinati momenti molto intensi che possono durare da uno a più minuti. Nei casi peggiori, si ha la sensazione che duri per ore, anche se, tecnicamente, si tratta di ansia, non di attacchi di panico.

Si dovrebbe parlare di disturbo di panico, o PD, dall’inglese Panic Disorder, quando ci sono quattro o più attacchi di panico in un periodo di un anno. Gli attacchi di panico sono un’improvvisa e intensa sensazione di terrore che può essere completamente slegata dall’ambiente circostante. Questi momenti di solito durano solo pochi minuti al massimo; tuttavia ci si sente come se fossero passate ore in un solo momento. Per alcuni, una sensazione di paura mista a tristezza non va via per ore, se non per giorni, dopo che l’attacco è finito. 

Un attacco di cuore è una delle cose più terrificanti che ti possano capitare. Ci si sente come se la tua vita stesse per finire ed è difficile non essere in grado di respirare.

La sensazione di morte imminente è amplificata solo quando il dolore al petto si combina con un battito cardiaco rapido in un’incapacità di respirare profondamente – sintomi che di solito significano che stai avendo un attacco di cuore!

Questo è il momento in cui ti vengono le vertigini, il tuo battito cardiaco diventa rapido e il dolore al petto si fa sentire. I tuoi polmoni si restringono al punto che sembra che si stiano ritirando come per paura che l’attacco torni di nuovo.

Disturbo post-traumatico da stress

Il disturbo post-traumatico da stress

Il disturbo d’ansia definito disturbo post-traumatico da stress (PTSD, dall’inglese Post Traumatic Stress Disorder) è causato da un tipo di trauma forte, come il combattimento, l’essere vittima di violenza o di abuso. La persona che soffre di questa condizione continua a sperimentare pensieri intrusivi sull’evento in flashback e incubi.

Il PTSD è annoverato tra i disturbi d’ansia e, sebbene sia particolarmente invalidante, quando presente, può non essere sempre presente nella vita di un individuo, ma scatenarsi solo in certe particolari situazioni.

La persona che soffre di disturbo post-traumatico da stress (PTSD, dall’inglese Post Traumatic Stress Disorder) sperimenterà pensieri intrusivi su un evento traumatico che ha avuto nel passato, sotto forma di flashback e incubi, non importa quanto cerchi di evitarlo. Questa è una condizione molto invalidante che può essere innescata da qualsiasi cosa legata all’incidente traumatico, sia esso un episodio di guerra, un abuso, un incidente o un episodio violenza.

Per esempio, se qualcuno va in vacanza e visita un parco divertimenti per la prima volta dal suo incidente o infortunio, anche questo può scatenare i sintomi del PTSD, se qualcosa in quel parco può essere associato al suo trauma.

I sintomi del PTSD sono:

  • Pensieri intrusivi dell’evento traumatico
  • Evitamento di tutto ciò che ricorda l’accaduto
  • Cambiamenti negativi nelle convinzioni e nell’umore
  • Disperazione o ideazione suicidaria
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà di concentrazione
  • Ipervigilanza
  • Irritabilità
  • Aumento delle risposte emotive negative agli eventi
Agorafobia

Agorafobia

Questo disturbo d’ansia fa sì che chi ne soffre sviluppi un’intensa paura dei luoghi aperti. Come se non ci si sentisse al sicuro. Questo è simile al disturbo di panico, ma la forte paura avviene solo nei contesti accennati, mentre nel disturbo di panico gli attacchi possono sì essere associati a particolari luoghi o situazioni, ma possono anche avvenire a prescindere.

Può causare limitazioni significative alla propria vita, in quanto l’agorafobico ha paura di andare in giro e, quando è grave, è confinato in casa propria.

Le persone con questo disturbo hanno quindi paura di trovarsi in luoghi o situazioni in cui la fuga può essere difficile o imbarazzante. Hanno paura di lasciare le loro case e spesso evitano aree pubbliche come negozi, ristoranti, teatri, parchi.

La preoccupazione principale dell’agorafobico è di solito legata all’avere un attacco di panico in una situazione che sembra non offrire riparo. La persona potrebbe non voler entrare in un negozio a causa della folla per paura che il panico si scateni.

L’agorafobia è talmente connessa con gli attacchi di panico, che fino a poco tempo fa, nel manuale diagnostico che è il riferimento dei disturbi psicologici, la nomenclatura riportava come un unico disturbo quelli che oggi sono riconosciuti come Agorafobia e Disturbo di Panico.

Fobia per i serpenti
Ansia: claustrofobia o fobia ascensore

Fobie

La fobia comporta pensieri di paura o ripugnanza incontrollabili in presenza di un oggetto, l’oggetto fobico, o una situazione che causa ansia, e può arrivare a una reazione di panico nel caso dell’impossibilità di allontanarsene.

Una fobia specifica, dunque, è la paura intensa di un oggetto specifico, che può essere legato ad una situazione, quindi è sufficiente che l’individuo eviti l’oggetto fobico per stare bene.

Quindi tutto dipende quanto può farlo nel contesto in cui vive e lavora. Se, ad esempio, lavora al 20° piano di un edificio e la sua fobia è quella per gli ascensori, cioè la claustrofobia, andrà incontro a difficoltà e limitazioni maggiori rispetto a una persona che ha paura dei serpenti e vive in città.

È un’idea molto comune che le fobie siano esclusivamente per gli oggetti. In realtà una persona può avere una paura intensa anche delle situazioni, come le altezze o le grandi folle. Tutto dipende dall’individuo e da come la sua situazione limita ciò che fa nella vita; se qualcuno ha una forte paura della folla, ma lavora circondato da persone, allora dovrà affrontare difficoltà estreme, perché sarà molto dura andare ogni giorno a lavoro in un posto che lo terrorizza tanto.

Una fobia relativa a un oggetto fobico più evitabile, invece, può non costituire delle grandi limitazioni e consentire una vita normale. Anche se una caratteristica dell’oggetto fobico è il fatto che ci si trova sempre intorno, in qualche modo, come se costituisse una forma di attrazione subliminale.

Rispetto alle fobie l’avvicinarsi molto gradualmente all’oggetto fobico permette la desensibilizzazione, cioè il fatto che a un certo punto l’oggetto diventa più familiare.

I comportamentisti, cioè gli “antenati” dei moderni cognitivo-comportamentali, intorno agli anni 50-60, inventarono la terapia d’urto, che consisteva nel presentare di colpo in maniera fin troppo ravvicinata l’oggetto fobico ai pazienti terrorizzati. La terapia d’urto, tuttavia, non portava risultati positivi in una percentuale troppo alta, tanto che alcuni pazienti presentavano, invece, un peggioramento. Quindi, negli anni, fu abbandonata, in favore della desensibilizzazione sistematica dei moderni cognitivo-comportamentali, che aveva una percentuale di successi maggiore e risultati più duraturi.

Fobia sociale o ansia sociale

Disturbo d'ansia sociale o fobia sociale

La fobia sociale è la paura di esporsi di fronte a persone non familiari. Potrebbe essere per una questione di immagine, cioè per paura di non essere all’altezza delle aspettative sociali, oppure perché si ha paura del confronto con gli altri, o perché si ha paura di poter essere presi in giro.

Può essere scambiata per timidezza, ma è molto più che sentirsi semplicemente a disagio con le altre persone o non volersi esporre. La fobia sociale è un disturbo psicologico importante e limitante e, al contrario della timidezza, che può essere sconfitta con esperienze positive, per combattere la fobia sociale ci vuole molto di più. In quanto fobia, il motivo della paura è sempre irrazionale, quindi non è sufficiente avere un paio di esperienze positive, per guarire.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, o OCD dall’inglese Obsessive-Compulsive Disorder (DOC, in italiano), quello che dà maggiormente fastidio è il pensiero ricorrente ansiogeno. Può essere riferito a un controllo da fare (“Ho chiuso il gas?”, “Ho chiuso la porta a chiave?”), oppure a un’idea (“Starà pensando a me, in questo momento?”). Questo tipo di idee ossessive possono presentarsi di continuo e anche la compulsione collegata (andare a controllare se il gas e la porta sono chiusi oppure se l’altra persona ha letto il messaggio su WhatsApp) può avvenire centinaia di volte nella stessa giornata.

La compulsione, poi, viene agita in risposta al pensiero, perché dà la sensazione illusoria di alleviare la tensione che viene generata dall’idea ossessiva, ma in realtà non fa altro che mantenere in vita il loop di pensieri, per cui dopo un controllo arriva di nuovo l’idea (“Ma sono proprio sicuro, di aver chiuso?” o “Chissà se adesso lo ha letto”) anche se è passato solo un minuto dall’ultimo controllo.

Il disturbo ossessivo-compulsivo di solito inizia nell’adolescenza o nella prima età adulta e sembra essere presente nelle famiglie. I sintomi possono variare molto da persona a persona, ma una persona con OCD ha uno o più di uno dei seguenti:

  • Pensieri intrusivi su qualcosa che può sembrare irrazionale, come aver causato danni o aver compromesso una situazione
  • Preoccupazioni sul fatto che un’azione sia stata fatta correttamente
  • Essere intrappolati in uno schema di comportamenti ripetitivi o atti mentali, come i rituali
  • Sentirsi costretti nel dover compiere una certa sequenza di azioni
Ansia generalizzata

Disturbo d'ansia generalizzata (GAD)

Quando una persona ha il disturbo d’ansia generalizzata, vive in uno stato di continua preoccupazione e nervosismo, senza sapere perché. L’ansia può essere cronica e intensa per lunghi periodi di tempo senza che scaturisca un vero e proprio attacco di panico, ma può causare depressione. Ci sono preoccupazioni costanti per eventi quotidiani che non giustificano realmente tale attenzione.

È ciò che succede durante gli attacchi di panico, ma con intensità inferiori e durata costante. Quando l’ansia è costante e una persona è tesa come una corda di violino, e salta ad ogni piè sospinto, urlando e agitandosi per un nonnulla, allora si parla di ansia libera.

I disturbi d’ansia sono sorprendentemente comuni, colpendo fino a un adulto su cinque. L’ansia può essere una condizione debilitante per coloro che la sperimentano, e gli effetti nascosti dei disturbi d’ansia possono prendere il loro pedaggio sulle relazioni con amici e membri della famiglia. Questo articolo esplorerà questi effetti nascosti in modo da sapere cosa cercare se tu, o qualcuno intorno a te, ha a che fare con un disturbo d’ansia.

Cos’è l’ansia

L’ansia è fondamentalmente una paura istintiva che non si concentra su nessun oggetto specifico. In pratica l’ansia è quando hai paura di avere paura.

L’ ansia è uno stato fisiologico in cui ci si sente preoccupati di cose diverse che, a volte, neanche si conoscono.

Okay, mi rendo conto di dover dare un paio di spiegazioni. Prima di tutto sul fatto che l’ansia sia un fatto fisiologico, non psicologico, ma a questo ci arriviamo. Poi sul fatto che si dovrebbe essere preoccupati di cose che non si conoscono. Va bene, un passo per volta.

L’ansia è uno stato fisiologico

Il corpo si prepara al pericolo quando lo stress è in arrivo rilasciando una sostanza chimica che mette automaticamente in atto i sistemi necessari. La parte più antica del nostro cervello secerne questo ormone, che aumenta immediatamente la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno per produrre più energia e allo stesso tempo diminuisce l’attività digestiva in modo da non dover sprecare risorse per la digestione durante una situazione di lotta o fuga. Questo ha senso da un punto di vista evolutivo perché se si deve combattere contro qualcosa di grosso, allora è meglio non avere lo stomaco e gli intestini pieni!

Le pupille iniziano ad allargarsi in modo da poter cogliere i dettagli dell’ambiente. Il cuore batte più velocemente e i vasi sanguigni vicino alla pelle si contraggono mentre allo stesso tempo i muscoli circostanti vengono inondati con più sangue del solito. Il sangue viene anche deviato da altre aree del nostro corpo per permettergli di essere inviato in questi gruppi muscolari dove ce n’è bisogno nei momenti di pericolo.

Fisiologia dell’ansia

Il cuore batte forte, i sensi si acuiscono e lo stomaco si chiude. Questa è la risposta del corpo di un’antilope alla comparsa di un leopardo. La sua vista scatena l’adrenalina a partire dal sistema limbico dell’antilope, la parte del cervello dedicata alle emozioni.

Fisiologia dell'ansia: Grafico ansia
Fisiologia dell’ansia: Grafico ansia

L’adrenalina è così intensa che può causare alcuni cambiamenti importanti: percezione sensoriale accentuata, battito cardiaco più veloce e muscoli tesi. L’adrenalina convoca le risorse dove sono più necessarie: il sangue va verso i muscoli invece che verso la funzione digestiva, che cessa, così come le altre attività non legate alla fuga da quello che potrebbe essere un pericolo fatale.

Il sistema limbico rileva l’adrenalina nel sangue e di conseguenza fa sì che ne venga rilasciata ancora di più. La stimolazione di questa sostanza chimica causa un ciclo a feedback in cui c’è un aumento della produzione, che poi porta ad un rilascio ancora maggiore. È come quando stai scappando o attaccando qualcosa, la tua risposta di lotta o fuga si attiva e così anche la tua frequenza cardiaca: diventa molto più difficile rallentare di nuovo una volta che le cose iniziano ad accelerare.

Solo che quando si parla di ansia, al contrario della paura, non si corre, il che può solo peggiorare le cose.

Ho menzionato il cervello più antico, sopra, perché volevo precisare che è quello che abbiamo in comune con gli animali: non solo le scimmie, ma anche gli altri mammiferi, grandi e piccoli, e perfino i rettili. Qualcuno chiama il sistema limbico-talamico cervello rettileo.

Il quadro fisiologico che ho descritto poco fa è uno scenario abbastanza sensato per un pericolo, soprattutto se ci si trova in natura, e non si hanno problemi ad evacuare immediatamente o a vomitare il pasto in qualsiasi posto in cui ci si trova se si viene sorpresi da un predatore o un nemico che sta per attaccarci.

Nella nostra civiltà evoluta, però, portarci dietro questo cervello da lucertola non è certo l’ideale.

Un altro livello di problematicità risiede nella nostra superiore capacità mentale, rispetto agli animali. Noi siamo dotati di pensiero astratto, capacità simbolica, linguaggio. Questo ci ha permesso nei secoli di comunicare fra noi, costruire ponti e cellulari, e gioire anche per questo, perché tutto è connesso nel nostro cervello. Filtriamo le informazioni come pericolose o innocue in base alla nostra capacità di giudizio e alla nostra memoria, poi reagiamo come tutti gli altri animali. Questo può anche essere molto utile, per esempio, capire tramite deduzione che un certo orso scappato dallo zoo deve essere nei paraggi, ed essere pronti alla fuga grazie alla paura così generata può salvarci la vita.

Nella nostra società, però, sono tante le cose che possono provocare la risposta fisiologica che ho descritto prima, contrattempi, ritardi, nervosismi. Ci sono buone probabilità che in una normale giornata lavorativa in una grande città come Roma, arriviamo a casa con un bel po’ di nervosismo. Il corpo viene dunque sollecitato a produrre una risposta di allarme così spesso che lo stato fisiologico diventa costante. In questo caso si parla di stress.

Ci si sente preoccupati di cose che, a volte, neanche si conoscono

Per esempio se mi sento preoccupato di andare in macchina, potrei anche non sapere esattamente perché lo sono. Forse, se ci penso su per un po’ di tempo, potrei cominciare a rispondermi cose tipo: “se mi sento male non c’è nessuno che mi soccorre”, oppure, “se ho voglia di scappare dalla macchina e c’è troppo traffico non posso accostare e andarmene a piedi, o cambiare strada”. Col tempo avrò fatto mie queste spiegazioni e sarò in grado di rispondere nello stesso modo a chiunque altro.

Ma l’ansia spesso muta forma o, meglio, oggetto, per cui se oggi mi sento preoccupato solo di andare in macchina, mentre parto tranquillamente in aereo, domani potrei essere preoccupato di andare in vacanza in un posto nuovo, e l’idea di prendere l’aereo mi rende nervoso. Allora dovrò ricorrere a nuove spiegazioni, che dovrò costruire facendo ricorso sia alla ragione che alla creatività. Per esempio se per la macchina mi ero dato la spiegazione di essere solo, in aereo la preoccupazione potrebbe essere quella che l’aereo precipiti, oppure mi racconto che non ho paura di questo ma solo di avere l’ansia una volta a bordo. Quale che sia spiegazione che riesco a darmi, a lungo andare, con un buon livello di introspezione, ci si renderà conto che ci deve essere una spiegazione più semplice, ma nello stesso tempo più difficile da utilizzare ai fini della risoluzione dell’ansia. L’ansia, questo stato fisiologico, viene creata e sostenuta da un altro stato d’animo, totalmente psicologico, che chiamiamo angoscia.

L’ansia poi, può prendere forme anche molto specifiche, come per esempio quando ci capita di fare qualcosa per cui abbiamo paura di fallire (ansia da prestazione), cosa capitata un po’ a tutti, almeno alcune volte.

Oppure diventa così improvvisa e irruente da dare l’impressione che si sta per morire o impazzire. In questo caso parliamo di attacchi di panico o attacchi di ansia.

Sintomi dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico

I sintomi fisici dei disturbi d’ansia includono:

  • fiato corto
  • tachicardia
  • sudorazione
  • vertigini
  • tremore alle gambe
  • tremore alle mani
  • dolore al petto
  • tensione al petto
  • dolori muscolari
  • emicrania
  • sensazione di soffocamento
  • nausea

I sintomi mentali dei disturbi d’ansia includono: sentirsi come se il pericolo fosse in agguato dietro ogni angolo, essere in un costante stato di preoccupazione per ciò che potrebbe accadere in seguito (ansia anticipatoria).

Segni e sintomi che potrebbero indicare che una persona soffre di un disturbo d’ansia

Se una persona è distratta, uno dei motivi potrebbe essere che è ansiosa. Anche se è sbadata, perché vuol dire che la sua attenzione sta da un’altra parte, rispetto a quello che fa nel momento. Chi è ansioso, generalmente, pensa sempre ai problemi che ha o che potrebbero arrivare, e più è ansioso, più ci pensa. Più spesso di quanto non sembri, la distrazione è un segnale che dice che quella persona potrebbe soffrire di un disturbo d’ansia.

Ansia: nervosismo
Ansia: nervosismo

Un altro segnale può essere il nervosismo. Se una persona non è in grado di controllare le sue reazioni, potrebbe voler dire che è costantemente preoccupato per qualcosa. Oppure che è ossessionato da qualcosa (anche le ossessioni sono un sintomo dell’ansia).

Cose che possono fare le persone quando sono ansiose:

  • Controllano costantemente l’ora
  • Evitano il contatto visivo con le persone
  • Sono costantemente al telefono, controllando i social media
  • Il loro appetito cambia spesso (o non riescono a mangiare affatto o mangiano troppo)
  • Sono sempre alla ricerca della prossima cosa da fare
  • Parlano troppo velocemente
  • Hanno difficoltà a prendere decisioni
  • Hanno difficoltà con il cambiamento e l’incertezza
  • Sono eccessivamente preoccupati per il loro futuro
  • Hanno problemi a rilassarsi e a divertirsi
  • Provano spesso dolore fisico, come mal di testa o mal di stomaco 
Dr. Paolo D'Alessandro - Psicologo Psicoterapeuta
Dr. Paolo D'Alessandro - Psicologo Psicoterapeuta

Lavoro con i pazienti da più di 15 anni e mi piace aiutarli a superare le loro paure. Dal 2006 mi occupo prevalentemente di Ansia da prestazione, Attacchi di panico e Ansia sociale. Collaboro con l'AIPAP, l'associazione italiana per la psicoterapia degli attacchi di panico, di cui sono socio fondatore.

Ho tre figli e una moglie che amo molto. I miei interessi includono la tecnologia e le nuove sfide, sia in ambito clinico che imprenditoriale.

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