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Sei preoccupato per il tuo benessere personale? Hai bisogno di aiuto e non sai da dove iniziare? La psicoterapia è una soluzione promettente. Ci sono diversi approcci: c’è una certa differenza fra psicanalisi e terapie cognitivo-comportamentali. Alcune terapie funzionano meglio con alcuni tipi di persone che con altre. Questa pagina ti offre le risposte alle domande più comuni riguardo a questo argomento. Ho cercato qui di darti un approccio il più generale possibile, per darti modo di confrontare diversi approcci e possibilità.

Lo psicoterapeuta dovrebbe offrire un ambiente comodo e gentile, in cui il paziente si possa sentire a suo agio già durante il primo incontro.

Domande che potresti avere sulla psicoterapia

La psicoterapia è una terapia che si basa sulla relazione tra il soggetto in cura, ossia colui che necessita di trattamento, e il terapeuta, il professionista che lo segue. Le terapie psicoterapeutiche si differenziano fra loro a seconda dell’approccio utilizzato dal terapeuta per curare la persona in trattamento e dagli assunti teorici che stanno dietro alla pratica clinica. Tanto per fare un esempio fra tutti, due degli approcci agli antipodi sono la psicanalisi e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. I metodi e addirittura gli scopi di questi due approcci non potrebbero essere più diversi.

L’intervento del terapeuta consiste nell’individuare le cause dei disturbi del paziente e nel fornire strategie per superarli e il risultato finale sarà la risoluzione del sintomo e il raggiungimento di nuovi strumenti psicologici per affrontare meglio i problemi quotidiani.

La differenza tra psichiatria e psicoterapia è che la prima è pertinenza dello psichiatra, che è un medico e che pertanto può prescrivere i farmaci che ritiene più adatti. La psicoterapia, invece, è di pertinenza dello psicoterapeuta che può essere un medico o, più facilmente, uno psicologo, cioè uno studioso della psiche, che quindi è più preparato sulle questioni psicologiche. Da notare comunque che gli psichiatri possono, ovviamente, anche essere psicoterapeuti.

Psicologo e psicoterapeuta sono due titoli che solitamente porta la stessa persona, ovvero sono due tappe della carriera di un professionista.

In pratica lo psicologo è una persona che ha fatto i cinque anni di università in psicologia, si è laureato e, dopo un anno di tirocinio in strutture sanitarie, ha passato l’esame di abilitazione alla professione di psicologo. Infine si è iscritto all’albo degli psicologi della sua regione. Quindi ha studiato per un minimo di sei anni.

Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o un medico) che ha intrapreso una scuola di specializzazione di quattro anni, che comprende un minimo di 400 ore di tirocinio in strutture sanitarie e ha passato l’esame finale, iscrivendosi infine al registro degli psicoterapeuti, sempre presso l’albo degli psicologi della sua regione. In tutto ha studiato per un totale di 10 anni.

La differenza fondamentale, comunque, è che, legalmente, soltanto lo psicoterapeuta può praticare la psicoterapia, mentre lo psicologo può farlo solo se è in formazione (cioè se sta frequentando la scuola di specializzazione) e viene regolarmente supervisionato da uno psicoterapeuta didatta (suo docente).

Durante il primo colloquio ti potrà capitare che il terapeuta ti farà diverse domande. Potrebbe infatti cercare fin da subito di inquadrare il tuo sintomo per avere un’ipotesi di diagnosi. Attenzione: non deve necessariamente comunicartela, ma chiedergliela, se pensi che sia importante, non ti costerà niente.

Nella maggior parte dei casi, una diagnosi non potrà essere fatta sulla base di un solo incontro, comunque, per cui nella prima seduta il terapeuta ti chiederà di raccontare la tua narrazione, che spesso viene anche scritta su un blocco che probabilmente terrà davanti a sé. Chiaramente, se vuoi, puoi anche raccontare le cose a modo tuo e molto spesso il terapeuta ti lascerà fare e ascolterà quello che hai da dire.

Il terapeuta ti offrirà spunti di riflessione e stimoli, ossia qualcosa che ti aiuti ad aprire le porte del tuo mondo interiore, perché è lì dentro che si trovano i problemi.

Il terapeuta ti accompagnerà a riconoscere i tuoi pensieri e sentimenti, quello che provi durante il giorno o durante la notte. Durante questo viaggio verso di te stesso potrai scoprire sensazioni, pensieri e sentimenti che potrebbero aiutarti a cambiarli.

In molti casi il tuo mondo interiore sarà fatto di emozioni, che vivi o che non riesci a vivere, ma anche dei pensieri che fai, dei comportamenti che metti in atto. Ovviamente queste tre componenti, pensieri, emozioni e comportamenti, come puoi immaginare sono strettamente legate l’una all’altra.

Ci sono diversi setting terapeutici. Il setting è il posto dove vi incontrate, il modo di sedere l’uno di fronte all’altro (con la scrivania in mezzo oppure senza barriere nel mezzo, Covid permettendo) e il tipo di seduta (sedia, poltrona, lettino). Anche il modo in cui si parla e si ascolta e il modo di porsi dello psicoterapeuta fanno parte del setting. Raramente qualcosa viene lasciato al caso. Intendo dire che se il tuo terapeuta ride e scherza deve essere perché il suo setting lo consente, così come nel caso in cui fosse serissimo e quasi non ti rivolge la parola.

Lo psicoterapeuta ha chiaramente il compito di facilitare gli insight, cioè le intuizioni, del paziente, ma non è lui che compie il vero lavoro. Questo è compito del paziente che deve sapersi mettere in gioco, anche se solitamente ci vorrà qualche seduta, come minimo, per tirare fuori tutto ciò che è importante e per lasciarsi un po’ andare.

Il ruolo del professionista cambia, anche di molto, con il cambiare del setting. Per esempio c’è molta differenza al livello di setting, in genere, tra uno psicoanalista e uno psicoterapeuta. Più avanti ti spiego meglio la differenza tra le due figure, ma ora ti accenno solo che finora ho parlato di “psicoterapeuta” adottando il termine dal punto di vista legale. In realtà per gli psicoanalisti le cose stanno in modo un po’ diverso. Anche se legalmente lo sono, tecnicamente, per loro definizione, non sono psicoterapeuti, nel senso che non curano il sintomo, perciò la loro non è una psico-terapia, ma una psico-analisi, appunto.

Se hai letto le domande di prima, ormai dovrebbe esserti chiaro che non basta fare andare via il sintomo. In genere, insomma, è sufficiente applicare le tecniche dell’emergenza, per vedere il sintomo regredire. Dopo, però, apparentemente la psicoterapia si fa più monotona e potrebbe sembrare che non succeda molto. Potrebbe sembrare che diventi una specie di terapia di mantenimento. In realtà è molto più di questo, in quanto quello è il momento in cui, come dicevo sopra, si cominciano a mettere in discussione i propri schemi comportamentali adottati fino a quel momento.

Quando si intraprende una psicoterapia, è molto importante capire che il sintomo, che è ciò che spinge una persona a chiedere aiuto allo psicoterapeuta, in primo luogo, non è che la cima di un iceberg (l’immagine non è mia, ma niente po’ po’ di meno che di Sigmund Freud in persona). Insomma è solo la parte visibile del problema. La maggior parte di questo è sommerso, come dire che non è accessibile immediatamente alla coscienza.

Psicoterapia: analogia inconscio-iceberg
Psicoterapia: analogia inconscio-iceberg

Una conseguenza di questo è che dopo un primo periodo di trattamento, il sintomo può regredire, in qualche caso completamente, ma non significa che sia andato via per sempre. Solo che a un certo punto non c’è più l’emergenza. In realtà è proprio in quel momento che in genere si possono cominciare a registrare miglioramenti significativi nella comprensione di schemi di comportamento e in quei cambiamenti che, col tempo, porteranno alla guarigione vera e propria, cioè definitiva.

Il primo periodo in cui si tratta il sintomo, in genere, può variare da alcuni mesi a un anno, ma dipende dalla situazione clinica del singolo caso. In alcuni casi può capitare di vedere il sintomo scomparire nel giro di alcune sedute, in altri ci vuole anche più di un anno.

Pregiudizi comuni sulla terapia

Ci sono molte idee non corrette su questo argomento, ma le principali sembrano essere, anche se non sono mai enunciati così esplicitamente, le seguenti:

  • Curati i miei sintomi con la terapia, alla fine dovrei sentirmi felice
  • Alla fine di ogni seduta dovrei sentirmi meglio di quando sono entrato
  • Il terapeuta mi deve curare, è sufficiente che io mi presenti alle sedute.
  • Il terapeuta dovrebbe darmi tutti i consigli di cui ho bisogno

Ma andiamo a vederle una per una.

Curati i miei sintomi con la psicoterapia, alla fine dovrei sentirmi felice

La psicoterapia non fa sentire una persona costantemente felice. Niente potrebbe, neanche le droghe artificiali. È vero che la psicoterapia può far sentire meglio le persone, ma non è sempre così. Soprattutto all’inizio del trattamento. A volte, invece, soprattutto dopo un insight importante capita invece il contrario, ma quelli sono momenti fondamentali, direi delle pietre miliari nel percorso psicoterapeutico.

Un esempio è quello del padre che prova nervosismo e rabbia perché il figlio non gli attribuisce il dovuto rispetto, sentendosi la parte lesa del rapporto, finché non realizza che è lui che non tratta il figlio come dovrebbe, intuendo di essere un padre oppressivo. Quel momento può essere sconvolgente per il padre, che all’inizio prova un senso di colpa e poi si rende conto che deve cambiare il suo atteggiamento.

Alla fine di ogni seduta dovrei sentirmi meglio di quando sono entrato

Quando il paziente dell’esempio di prima esce dalla seduta con la nuova consapevolezza, sicuramente il suo umore sarà sotto le scarpe, per così dire. Ma è proprio per questa nuova cosa che ha capito di sé, che nelle sedute successive comincerà a fare passi da gigante e, infine, a correggere inconsciamente il proprio comportamento. Certo, il cambiamento sarà graduale ma, alla fine, comincerà a stare meglio. In molti casi addirittura il paziente potrebbe non attribuire neanche alla psicoterapia la causa di tale cambiamento.

Il terapeuta mi deve curare, è sufficiente che io mi presenti alle sedute

Alcune psicoterapie consistono principalmente nel parlare e alcune includono anche altre tecniche come la terapia cognitiva comportamentale o la mindfulness. Dipende dal tipo di paziente se vuole parlare molto o meno durante le sessioni. Il terapeuta si adatterà al loro esigenze, ma non è necessario che ogni paziente parli molto.

Il terapeuta, di solito, aiuterà i suoi pazienti facendo domande aperte o facendo uso di tecniche come la meditazione basata sulla consapevolezza. Ho scritto di solito perché la “facilitazione” varia molto da terapeuta a terapeuta e inoltre dipende molto anche dall’approccio scelto. Per esempio i terapeuti che parlano meno, in genere sono gli psicanalisti.

Il terapeuta dovrebbe darmi tutti i consigli di cui ho bisogno

Per quanto riguarda i consigli ti dico una cosa: i bravi psicoterapeuti non ne dànno, o per lo meno ne dànno il minimo indispensabile, quando sono sicuri che per il paziente sia meglio una guida diretta perché possa evitare scelte che potrebbero causare problemi di per sé stesse.

Quali sono i benefici della psicoterapia e chi dovrebbe cercarla

La terapia è un luogo sicuro per esplorare i tuoi sentimenti. È difficile condividere pensieri ed emozioni difficili con le persone nel nostro quotidiano e può essere difficile vedere noi stessi in modo obiettivo. Con un terapeuta, puoi esplorare i tuoi pensieri e sentimenti nella sicurezza di uno studio fatto apposta.

Molte persone vivono con il dolore o l’ansia con cui imparano a convivere perché non sanno cos’altro fare. La terapia aiuta coloro che vogliono aiuto a scoprire i loro schemi di pensiero in modo da essere in grado di cambiare quelli che non servono.

Chiunque può beneficiare della terapia, ma spesso aiuta coloro che stanno attraversando un momento difficile o hanno avuto esperienze traumatiche nella loro vita. Se è vero che tutti potrebbero trarne giovamento, anche chi non ha alcuna urgenza, è vero anche che non è necessariamente per tutti.

I benefici della psicoterapia includono:

  • una maggiore conoscenza di sé;
  • sollievo dai sintomi;
  • maggiore capacità di cambiare i pensieri e i comportamenti che non ti servono;
  • maggiore capacità di far fronte a situazioni difficili
  • maggiore comprensione del mondo che ti circonda;
  • maggiore crescita personale.

Perché le persone vanno in terapia

Le persone vanno in terapia per una varietà di motivi:

  • potrebbero aver avuto un’esperienza traumatica o difficile;
  • potrebbero sentire che i pensieri e i sentimenti li stanno limitando in qualche modo;
  • sentono il bisogno di parlare dei loro problemi per liberarsene;
  • vogliono dare un senso al mondo che le circonda;
  • potrebbero dover prendere una decisione difficile;
  • le loro relazioni possono essere difficili, o possono non avere relazioni strette;
  • qualcosa nella loro vita è diventato troppo difficile da gestire da soli;
  • vogliono conoscere meglio se stessi.

Amici e familiari durante la psicoterapia

Durante la terapia, ci sono delle persone molto importanti che possono aiutare i pazienti. Gli amici e la famiglia hanno un ruolo fondamentale: oltre ad essere presenti per i pazienti, possono condividere con loro le emozioni in corso durante il processo di cambiamento.

Mentre progressivamente e faticosamente si cambia il comportamento grazie alla psicoterapia, spesso le persone vicine al paziente accolgono il processo con entusiasmo. Altre volte, invece, quello che succede è che le persone intorno vedono cambiati i pazienti e questo li destabilizza. Magari perché cominciano a ribellarsi dalla posizione in cui si trovavano e alla quale gli altri si erano abituati. In questo caso, quello che può succedere è che queste persone cominciano a criticare i pazienti, pensando anche che la terapia psicologica sia una sorta di “lavaggio del cervello” e così via.

Il fatto è che non sempre quello che va bene a una persona può andar bene agli altri intorno a lui. Pensa, per esempio, a una moglie che si emancipa perché prende coscienza di come viene trattata male all’interno di un matrimonio. O di un marito che ritrova la dignità di cambiare le cose con il suo lavoro e decide di intraprendere una strada che gli porta più soddisfazione, ma meno guadagni sicuri all’inizio. Questi sono solo alcuni esempi, ma, a volte, per stare bene bisogna fare dei cambiamenti che riguardano anche nuovi equilibri tra le persone intorno.

Ma in fondo il lavoro della psicoterapia non è forse di creare nuovi scenari dove sembrava che non ci fosse via d’uscita?

Se vuoi avere una panoramica sui percorsi possibili, ti consiglio di leggere questo articolo sui diversi tipi di psicoterapia.

Dr. Paolo D'Alessandro - Psicologo Psicoterapeuta
Dr. Paolo D'Alessandro - Psicologo Psicoterapeuta

Lavoro con i pazienti da più di 15 anni e mi piace aiutarli a superare le loro paure. Dal 2006 mi occupo prevalentemente di Ansia da prestazione, Attacchi di panico e Ansia sociale. Collaboro con l'AIPAP, l'associazione italiana per la psicoterapia degli attacchi di panico, di cui sono socio fondatore.

Ho tre figli e una moglie che amo molto. I miei interessi includono la tecnologia e le nuove sfide, sia in ambito clinico che imprenditoriale.

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